La rivolta di Piazza Bologna

E' una tranquilla notte di regime.
Pabloèvivo Leonardi, della lega Castelli, scala l'hit parade dei calciapolitici emergenti raccogliendo simpatie e regalando fiaschi di vino di Frascati, inebriando i pensieri dei mercenari al soldo della squadra del cravattaro. I tabaccai del gruppo insorgono manifestando in piazza, mentre il prezzo del caffè sale a dismisura per l'ingordigia mai soddisfatta di Claudio Romanos.
Via Nomentana è un ingorgo lungo venticinque chilometri. Da Porta Pia a Piazza Bologna non si riesce a vedere un centimetro di asfalto percorribile.
Gli elicotteri sorvolano la zona, invitando dai megafoni gli automobilisti a mantenere la calma; una pioggerellina fine rende i colori dei cartelloni pubblicitari più splendenti.
La Juventus è fuori da tutto. Ha perso la Coppa Campioni, la Uefa, la Coppa Ariana. Il senatore Biscardi propone la sua soluzione per la crisi della squadra politica: chiudere le frontiere per i calciatori Albani, Poloni, Israeliani e Turchi ed aprirle, senza limiti nel numero, ai calciatori di lingua tedesca. I sostenitori della vecchia Signora, i Pierparioloni di piazza Ungheria, capeggiati da "Astro Labio", decidono di manifestare il loro disappunto per la politica esterofila della società bianconera, appoggiando il decreto Biscardi, sotto il monumento degli Anarchici, a Porta Pia. Il bersagliere Enrico Toti, asso del centrocampo giallorosso e del nazionalesercito, lanciatore di stampelle, in grado di cambiare le sorti di un match con una sola gamba, è l'obbiettivo della manifestazione. Si vorrebbe imbellettare la statua a lui dedicata coi colori bianco neri, irridendo l'ideologia nazionale , manifestando con vigore la forza della politica biscardiana. Per l'occasione i gerarchetti Pierparioloni indossano una mimetica dei parà da sbarco lunare, con anfibi dal delicato carrarmato che non graffia il parquet degli appartamenti in centro; si noti sopra la manica del giubbotto antiproiettili, l'orologio dell'avvocato, amico del cavaliere, indossato per simboleggiare l'unione in parlamento dei due schieramenti politici. Le Primulizie che accompagnano i Gerarchetti fumano lunghe e sottili sigarettine, discutono sulla nuova mitraglietta della sony che sta in una miniborsetta da party serale, del color muschio dei colpi traccianti e delle delicata fragranza della polvere da sparo. I pantacombat di genpolgoltiè aderentissimi, che fasciano con sinuosa eleganza le gambe ritoccate dal chirurgo estetrito, sono così stretti che ad ogni soave ancheggiamento delle primulizie sembra debba suonare un qualche allarme.
Gli elicotteri della polizia, coi reparti a bordo antisommossa, controllano dall'alto i tumulti al maracanazino e a piazza Bologna.
E' una tranquilla notte di regime.
I filippici, ramo flora e fauna, pakistani ed indiani fanno blocco orientale con gli arbitri dell'ACLI, cavalcando la depressione del momento.
E' una miscela esplosiva.
Sao Lii, gestore del ristorante Petali Rossi in Piazza Bologna, sale sul tettino di una macchina ingorgata davanti alla tabaccheria Babusci e con grazia antica, mostra fiero l'arte imparata da suo padre:
Il moascichery (calcio rotante)
L'arco invisibile (posa di attesa, ad occhi chiusi)
L'unciago (due mezzi manici di scopa, uniti da catenella)
Il giugitzy
Il karate
La canon
Chi non rispetta il tempo, estraniato dal contesto urbano, spezzando l'insostenibile equilibrio, è una rotonda figura che appare e riappare in lontananza.
Si vede spuntare una testa, poi un manubrio, poi un serbatoio; poi una panza. Un'altalena di figura che entra e che esce dalla scena. E' Claudio Romanos a bordo della suo ONDA400FOUR, che sbircia da lontano senza il coraggio di abbandonare la torrefazione. Ad ogni capoccella, le pensionate del quartiere, in fila dentro il negozio, lo apostrofano con fantasia e genialità peculiare del popolo romanum.
Chi non rispetta il tempo della sommossa ed incoscientemente si dirige nell'occhio del ciclone è Vricciarda, a bordo della sua folkswaghen POLLO.
Parcheggia dove non c'è spazio, graffiando sei macchine, sverniciando il lampione messo lì nella piazza per illuminare la tabaccheria Babusci e rovesciando il secchio dell'acqua del lavavetri marocchino. Scende dalla macchina, morissima, bellissima, innocentissima, con un sorriso da ammaliatrice, con una esse a patata ed una erre arrotata, sicura di affascinare e calmare i brutti ceffi che la circondano, già gasati per la sommossa in corso. Il Marocco del secchio rovesciato la prende, la rivolta e le fa poggiare le mani sul cofano della Pollo e poi la stupra da dietro.

Noi altri, che ci stavamo facendo i cazzi nostri dentro un Pub di San Lorenzo, bevendo cognac a scrocco del barista amico di uno della squadra, per niente interessati allo microeconomia e alla macropolitica sparata in onda dalla rete di stato, guardavamo distratti i filmati della polizia, mandati in diretta al telegiornale. Vediamo le due figure e tiriamo giù una bestemmiarras. Capiamo e malediciamo la nostra donna ed il nostro mister. Che stanno combinando?…che razza di appuntamento si sono dati?..in quel posto?
Usciamo prendendo gli impermeabile sulle sedie.
Qualcuno ci urla dietro parolacce irripetibili. Non era roba nostra.
Montero apre il cofanetto della spider, tira fuori una borsa piena di tute da street_fight_ball…quella delle grandi occasioni, quella con scritto A.C. TUFELLO per capirci, quelle scompagnate col pezzo di sotto della stagione 54/55 e il pezzo di sopra dell' 80/81.
Andiamo fieri delle ginocchia bucate, delle strisce bianche e parallele che corrono lungo la gamba.
Jugovic c'ha pure il piumotto venezuelano, con le tasche portapane di cocaina. Inesi e Sera si mettono le imbottiture da portiere, si fanno anche un pacco di ovatta: uno davanti e uno di dietro, per parare ogni tipo di colpo. Il Cravatta passa le armi: manganelli del reparto recupero crediti, pugni di ferro usati in genere per la difesa della panchina, elmetti in fibra di carbonio per le mischie in aria di rigore. Zappone fa il portabandiera del gruppo, quello che nei film americani, qualunque cosa gli succeda, c'ha sempre l'asta della bandiera che sventola orgogliosa i colori rosso-blu; Barlacchi per una volta si schiera in difesa e ci copre le spalle scoreggiando peti orrendi; Zago se la ride dicendo che ci faranno gli occhi neri; rolando non c'è, sta in spagna, organizza qualcosa con quelli dell'ETA; tutti gli altri si sputano sulle mani e poi se le stringono con vigore, per sancire l'unione in un momento ad altissima tensione.
Abbiamo poco tempo. Vricciarda si è cacciata sopra un guaio più grosso di lei e Romanas ignaro si impiccia di un destino terribile che noi possiamo cambiare.
Nella borsa finisce la modifica per la moto di Romanos che ho preso da Totò, il meccanico che sta sotto casa mia.
Montiamo sulle macchine ingorgate e corriamo sfruttando gli anni di allenamento che il mister a frustate ci ha impartito. Gli anni in cui qualcuno dice che la squadra arrivava prima alla fine del torneo; è una leggenda.
Mentre Romanos procede nella sua gimcana, sgasando con la moto a più non posso, verso l'appuntamento fatale con vricciarda, noi tagliamo per Viale delle Province, attraverso il quartiere cinese dove i musi gialli pestano i Pieparioloni, ma le Primulizie, fra cui la chiacchierata ex_donna di Zago, nonché sorella dell'Astrolabio, provano a difendere i loro uomini usando le delicate mitragliette della sony.
Schiviamo, ce ne freghiamo, voliamo dritti a Piazza Bologna.
(Io vedo un Pierpariolone per terra che le prende di brutto e visto che ci sono gli allento un calcio con rincorsa sui testicoli; mi accorgo solo in seguito che era quell'Astrolabio).
Il Marocco continua la violenza su Vricciarda e chiama a sostegno tutta la tribù maghrebbina trasferitasi a viale Libia.
Ci siamo. Siamo arrivati.
Dagli elicotteri si calano i corpi speciali, con gli occhialini a lenti rosse ed i manganelli a schok elettrostatico. Non c'è tempo. Adesso è tutto un diluvio di pacchere.
Porca mignatta! Romani decide di affacciarsi in piazza proprio adesso. In un secondo gli modifichiamo l'ONDA4000FOUR, che a piazza Bologna ce l'ha solo lui.
Montiamo un carboreattore 18:12 che fa raggiungere i due e quaranta in tre secondi; gli diamo pure una pulitina al marmittone quattro in uno, lo baciamo in fronte, gli allacciamo forte il casco, gli facciamo piene le saccocce di diescimila per la benza…e vai, gli urliamo, vaiiiiii. Non fermarti.
Mentre riprende la corsa per la via della torrefazione, sentiamo il ruggito dell'ONDA e immaginiamo il suo sorriso beffardo quando impenna sulla testa delle vecchiette, facendo lo slalom fra la gente che si picchia, inneggiando al senatore Biscardi.
Carichiamo Vricciarda, dolorante e in lacrime nella folksvaghen Pollo, i cinesi ci aprono un varco vedendo in noi il simbolo della loro protesta e allo slogan IL POLLO ALLE MANDORLE NON DEVE MORIRE ci proteggono col Karatè ed i l'unciagho dai pierparioloni, dai marocchini e dai pulotti che tirano i lacrimogeni.

Adesso che siamo tutti salvi e che abbiamo dimostrato l'unione del gruppo, possiamo parlare tranquillamente senza che il calciapolitico Pabloèvivo pensi che sia per il male della squadra?....andremo lontano, andremo lontano


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