Il Grande Allenatore
E come Dio volle, fra tuoni, fulmini e piogge bibliche, arrivammo all'ultima partita della stagione.
…… Il Grande Allenatore mi convocò nel suo spogliatoio.
Me lo aspettavo; sapevo che sarebbe arrivato quel momento. E seppur preparati, credetemi, tremano le gambe quando arriva il tempo giusto.
Il corridoio che portava al suo spogliatoio era come un museo. Gli scarpini di Nordhal, le noci di cocco di Pelè, i nastrini di Caniggia, i calzerotti di Garrincha…..ma anche la maglia della juventus di Benetti, la figurina panini di Turkilmaz e i lacci degli scarpini di Riva. Questi sono gli oggetti sui quali ho posato gli occhi, ma c'era di tutto. Comunque, stavo lì per essere giudicato e non per curiosare; anche se, per un attimo, pensai di rubarmi il pallone che Di Canio cacciò nella rete della Roma. Rubare lì mi sembrava davvero fuori luogo.
Mentre facevo anticamera, dall'altra stanza sentivo spiegazioni inverosimili di un portiere che cercava di discolparsi dopo aver preso a schiaffi un arbitro e lanciato pietre ai propri tifosi.
Poi il silenzio.
Dopo un cinque minuti di attesa seduto su una panca in listelli di legno con date incise antichissime tipo:
"cico, rompeador de difenze, 8/8/12",
"hugo ama titty",
"14/5/00: ui ar de cempion"e tante altre simili, un tipo calvo, con la pancia prominente che riempiva rotondamente una t-shirt celeste, che ricordava tanto il massaggiatore della nazionale e, con un po' di fantasia, il palletta fra vent'anni, mi disse, gentilmente e con una voce effeminata, che era arrivato il mio turno.
Una decina di passi tremolanti mi separavano dalla porta sulla quale c'era scritto "HOME" e sulla quale bussai mentre il cuore in petto mi suonava più forte.
Interpretai il borbottio che arrivò dall'altra parte come un avanti.
Avevo preparato tutto un discorso sul chi ero stato, con chi avevo giocato, chi mi piaceva e chi no. Ma aperta la porta ed entrato nella stanza, capii che non mi sarebbe servito a nulla.
Lì si decideva sulla mia, e a quel punto interminabile, carriera coi Diavoli del Milan o con le Aquile della Lazio.
Il Grande Allenatore stavo seduto tutto ingobbito su uno sgabello. Aveva la mano sinistra dentro uno scarpino Pantofola D'oro mentre con la destra teneva una spazzola. Vestiva una tuta blu con due strisce bianche parallele che correvano lungo le braccia; i pantaloni sembravano una di quelle calzamaglie, spesse così, che usavano Binda e Girardengo l'inverno, strettissime alla caviglia; ai piedi calzava un paio di eroiche superga, anch'esse blu, di quelle alte col bollino di gomma sul malleolo.
Anche se dall'aspetto sembrava il maestro di Ginnastica delle scuole elementari, quello che quando ci voltava le spalle si beccava parolacce e smorfie e che nessun tipo di fiducia riusciva ad imbonirsi, il Grande Allenatore aveva negli occhi tutte le facce del calcio per le quali si prova uno sconfinata ammirazione: lo sguardo scaltro e furbo dell'ala, le sopracciglia combattive del centravanti, le rughe a zampe di gallina del mediano gregario; e nel naso storto tutte le gomitate dello stopper, la fronte alta di chi ha perso i follicoli per strofinio di pelle di pallone..ed un sorriso…un sorriso che era una via di mezzo fra quello di chi ti ha fatto un tunnel ma per rispetto non dice nulla e quello del portiere che para il rigore evitando il cinque a zero alla sua squadra.
Guardavo di sghimbescio la sua faccia, non ce la facevo a sostenere il suo sguardo, quando, senza nessun preambolo, mi disse:
"Allora…chi è lei?"
….sono fabiodelicato
"E che ha fatto?"
Nel tempo che passò fra il pensiero e la parola, tornai indietro a ripensare ai primi calci tirati al pallone, alle sgambatine in allegria, senza coscienza. Nessuna traccia di cattiveria ed agonismo…i "tepasport" di Maldera come regalo della comunione ed il "supertele" ed il muro come compagni di gioco.
…un po' di tutto, lo stopper, il terzino, il centroc
"si va bene, lo so. Intendo dire che ha fatto per salire quassù"
Imbarazzato, mi ritrovai col pollice e l'indice che pizzicavano la pelle del gozzo. Iniziai ad intuire che voleva sapere sulle chiacchiere del post partita contro il Valdurz.
..ahh….e che ne so'?…ieri sera sono andato in pizzeria con quelli della squadra e stamattina, senza sapere bene né come né perché, mi ritrovo qua dentro.
"non lo sa perché, vero?..neanche lo immagina?
Be si, mi vuole la Lazio, no?
"….o forse il Milan…"
Capii che dovevo parlare dell'amico mio, ma non capivo cosa cazzo c'entrava. E col dubbio di aver frainteso l'argomento, mi rivennero in mente le ultime minacce di gambizzazione agli avversari, i consigli coatti sul dove lasciare la palla al perditempo di turno ed il Don Chisciottiano intento di difendere Barlacchi che riceveva pallonate, ma che non aveva bisogno di paladini.
"senta…cerchi di capire…forse qualcuno non sa stoppare un pallone..e quando la palla è lunga non ci arriva…non salta mai l'uomo e quando tira in porta sbaglia sistematicamente…ma la volontà del mister è legge.
Barlacchi è un attaccante!
Anche se si fa le pellanciche, fuma le marlboro ed è più largo che lungo!"
………. "Se non capisce questo, deve tornare sul campo e continuare a giocare. In silenzio. Che fate l'anno prossimo?"
Mi alzai irriverente per guardarmelo dall'alto. E questo sarebbe il Grande Mister? L'allenatore che sa? Il Dio del pallone? Colui che dà forza e poteri magici ai campionissimi? Quello che ci fa urlare di gioia allo stadio e che salva i monelli dalla droga? Il Babbo Natale che sotto l'albero ci porta il nostro primo pallone di cuoio ed i nostri primi scarpini due numeri più grandi così vanno bene anche l'anno appresso? Il profeta che porta una speranza a tutte le seghe sofferenti del mondo, incluse noi sgangherate del nuovonomentano? Il genio che illumina le menti dei grandi strateghi del campo?
……?… Senza dire parole, ma con la bocca arricciata in una smorfia, gli voltai le spalle e deluso mi avviai verso la porta che qualche minuto prima timoroso avevo aperto. Senza salutare me ne uscii per incrociare dopo qualche passo gli occhi perplessi del massaggiatore. Camminai di nuovo il corridoio museo.
Presi il pallone calciato da Di Canio in quel fatidico derby.
Notai che appesa ed incorniciata c'era anche una nostra foto, si, quella del sito.
Fanculo!.. dal lontano corridoio riecheggiante, con uno scatto d'orgoglio, urlai al Grande Allenatore:
L'anno prossimo, NOI vinciamo il campionatoooooooo!
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