Al campo con mia sorella

Che mia sorella fosse una cima lo si poteva vedere ad occhio nudo: all'età di 15 anni, nel 1981, era alta quasi un metro e ottanta. Da ragazza il suo fisico era asciutto e slanciato, ma non era magra, ed era veloce, era velocissima, andava più veloce di tutte le altre.
Lo zio di un mio compagno di classe delle elementari era stato campione di pallanuoto e quando vide mia sorella nuotare, all'inizio del 1979, nella piscina dove lui insegnava ai ragazzi come si diventa campioni, pensò che quella ragazzina, allora tredicenne, avrebbe difeso i colori dell'Italia alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 se non addirittura a quelle di Mosca del 1980. Il fatto è che all'inizio di quelle Olimpiadi di Mosca mancava solo poco più di un anno e mezzo e mia sorella, che fino ad allora aveva nuotato si, aveva nuotato molto, ma mai per sconfiggere le avversarie, andava ancora educata alla "vittoria", alla grinta e al giusto atteggiamento tattico da tenere durante una vera gara di nuoto.
Così parlava di mia sorella quel campione di pallanuoto, lo zio di un mio amico delle elementari. Lui era stato premiato per ben tre volte di seguito come miglior giocatore del campionato italiano dal 1973 al 1975, ma alle olimpiadi non era mai riuscito ad andare. Nel 1972 non si era ancora dimostrato così forte da meritare la nazionale e nel 1976 purtroppo la partecipazione dell'Italia non fu completa e tra le formazioni delle varie discipline che rimasero a casa, in Italia, ci fu anche quella della pallanuoto maschile. Ora da un anno era entrato a far parte dello staff di collaboratori del commissario tecnico della squadra nazionale di nuoto che proprio nelle squadre giovanili di pallanuoto aveva trovato quel campione che era stato Marcello Guarducci.
Mia sorella era forte a dorso. Era così forte a dorso che nelle gare di allenamento teneva testa ai maschietti della categoria juniores, quelli che avevano due-tre anni più di lei. Io ero poco meno che pischello e tutti i martedì e giovedì salivo in macchina e accompagnavo mia madre che accompagnava mia sorella ad allenarsi al centro sportivo sulla Salaria.
Il centro sportivo era grande e ci si veniva ad allenare spesso la nazionale di calcio quella di Zoff, Bettega, Capello, Causio, Zaccarelli, quella, per intenderci che ando' a giocare i mondiali del'78 in Argentina e che 4 anni dopo un po' rinverdita sarebbe diventatala squadra campione del mondo. Al centro sportivo si allenava anche la squadra di pallacanestro più importante della mia città e in quegli anni, intorno a giovani promettenti come Gilardi, Polesello, Sbarra e Castellano, si gettavanol e basi per la conquista dello scudetto, vinto pochi anni dopo anche grazie all'arrivo dell'americano Larry Wright direttamente dal campionato NBA. Io ero lì, piccolino e sfacciato, andavo a chiedere autografi a destra e a sinistra dimenticando spesso di farmi restituire la penna di mia madre, una Parker mezza d'oro e mezza no che poi lei doveva sempre andare faticosamente a recuperare. Bussavo sulla spalla dei giocatori di calcio seduti in attesa di risalire sul pullmann mentre assistevano agli allenamenti dei giocatori di pallacanestro e collezionavo le firme su pezzi di carta rimediati e un po' stropicciati, preziosi trofei che poi a casa sistemavo nel diario di Topolino. Io ero li, mia sorella era in piscina e dopo l'allenamento andavamo al bar a prenderci la pizzetta rossa.
Mia sorella non andò a Mosca, anche perché quella edizione delle olimpiadi fu boicottata da molti paesi occidentali, però divenne campionessa italiana diverse volte: nel 1982 nei 200 dorso (fu seconda nei 100 rana), nel 1983 nei 100 e 200 dorso e nei 400 misti. Numerose altre furono le sue partecipazioni e vittorie in gare di livello nazionale fino alla seconda metà del 1984. Poi alla vigilia del suo imminente sbarco in Europa, prima dei campionati che si sarebbero tenuti in Olanda, successe una di quelle cose che, nella carriera di uno sportivo che si va affermando in una disciplina, non ti aspetti. Mia sorella cambiò disciplina.
Verso la metà del 1984 a mia sorella fu fatto un provino dall'allenatrice della squadra femminile di pallacanestro che si allenava, dopo quella maschile, sempre lì al centro sportivo sulla Salaria. Il provino andò bene e fu presto inserita in prima squadra, non ancora diciottenne, per disputare la sua prima partita di serie A. Scelse la pallacanestro perché gli allenamenti erano un po' meno pesanti e perché forse le piaceva di più mandare la palla nel canestro in uno sport di squadra che non gareggiare in acqua sola contro un cronometro.
Io avevo 14 anni ed ero centrocampista nell'Aquillenia, giocavo il campionato provinciale di calcio categoria esordienti nel girone H e forse non ci mettevo tutto l'impegno che sarebbe servito per farmi notare dagli osservatori delle squadre importanti che venivano a vedere le partite la domenica. Poi il pomeriggio della domenica, quando non andavo da Big Burg, andavo con i miei al palazzetto dello sport di viale Tiziano a vedere mia sorella, alta ormai più di un metro e ottanta, e la vedevo migliorare il record del numero di rimbalzi presi sotto canestro nell'arco di un campionato e segnare una media di 20-22 punti a partita, che nella pallacanestro femminile, in cui le gare finiscono sempre al massimo a 60 punti, non sono pochi.
Oggi la vedo quasi mamma per la seconda volta e mi vengono in mente dei flash, delle immagini: la sua posizione in acqua, rannicchiata e appesa al blocco di partenza pochi attimi prima della gara di dorso, rivedo le sue medaglie ciondolare dal suo collo, giù lungo il costume intero oppure il suo salto nella contesa iniziale per strappare la palla alle avversarie per poi andarsene a canestro con un terzo tempo stilisticamente perfetto, da manuale.
Quando lo zio di un mio amico delle elementari disse che mia sorella avrebbe ottenuto qualche risultato importante nello sport pensai "..questo qui si sbaglia..", io la vedevo a casa a fare i compiti ascoltando le canzoni dei beatles e dei pooh, non mi sembrava molto interessata alle competizioni sportive. Che sarebbe stata campionessa lo avrei scoperto solo qualche anno più tardi.



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