La Storia del Nuovo Nomentano


Le origini

Nel lontano 1972, in un giorno non precisato di primavera, si incontravano 2 squadre, il Campidano e l'Alberata . Due squadre della zona di Piazza Bologna.
Il Campidano aveva il suo campo alla S.Francesca Cabrini, ma si allenava sulla piazzetta omonima che ha poi dato il nome alla squadra. L'Alberata una squadra che aveva il suo campo sotto le mura del cimitero Verano e che per noi che non avevamo una lira era bellissimo.
Il Campidano poteva contare su giocatori come: Cicconi Roberto che era dotato di una buona tecnica, ma era un po' lento; Caravona, un terzino abituato a parlare con i suoi avversari, un certo Gianni, non ricordo il cognome, che veniva chiamata Cesira, perché sempre attento alla sua pettinatura anche durante lo svolgimento della partita. Poi c'era Giustini Paolo, uno stopper niente male, il suo soprannome era Mucho all'inizio, ma poi, visto il suo berretto che ricordava molto la bandiera inglese, venne battezzato con il sopranome di Ciobatta il britannico; c'era Carioli Maurizio detto sette capocce, visto che non si trovava nemmeno la misura per mettergli un cappello, e che aveva il pregio di farsi pregare per venire a giocare. Continuando nei miei ricordi mi rammento di Zuccari Maurizio, un centrocampista grintoso niente male, e per finire c'era un giovane che veniva coccolato da tutti perché era il più piccolo, un certo Scarpetti Labieno, che aveva un avvenire roseo davanti finché un giorno non incontrò un certo Romani Claudio.
L'Alberata era una squadra formata da ragazzi di Piazzale delle Province che avevano iniziato a giocare sui marciapiedi della zona, per poi approdare al campo che li resi celebri, l'Alberata, da dove poi hanno preso il nome.
Nella squadra giocavano i fratelli Mariani, Stefano e Fabio, chiamati da tutti sisi, il primo portiere che dopo una partita persa 8 a 1 disse: però ! ho salvato il risultato. Castaldi Paolo, un difensore, ma anche un signore, non picchiava mai l'avversario. Fiorini Roberto, acquistato dalla Montagnola, un'altra squadra del quartiere, anche lui un difensore alle volte anche un po' cattivo. Claudio di cui non ricordo il cognome, un mancino veramente forte, che tutti avevamo chiamato Pejo per via della sua maglietta. Balestrieri Giampiero, il vero bomber ,fortissimo di testa. Per finire i famosi fratelli Leonardi Franco e Paolo. Il primo un difensore tutto cuore e polmoni, con un unico motto per il suo gioco, palla o caviglia, era difficile passare da quella parte e poi io, mi chiamavano Palletta, perché giocavo sempre a pallone e non per le mie attuali rotondità, visto che pesavo appena 56 kg.
Dalla fusione di queste due squadre prese vita la storia di questa squadra che anche oggi nonostante le varie vicissitudini è più che mai viva.
La squadra prese il nome di Campidano e iniziò la sua meravigliosa avventura. Per prima cosa decidemmo di comprare le nuove magliette che erano rosse con bordi neri. Il primo campionato fu il torneo UISP juniores.
Alla prima partita perdemmo 8 a 1, la seconda un po' meglio, 3 a 1 contro la Pro Juventude al campo Roma Sei, però' in compenso per la rabbia un certo Mastromarino, con la complicita' di Zuccari, chiuse a chiave l'arbitro dentro lo spogliatoio. Alla terza venne finalmente la vittoria al campo del Valle Aurelia per 1 a 0 con un gol a colombella di Cicconi da fuori area. Nonostante le continue conversazioni intrattenute da Caravona con un certo Giorgio, e con la paura del nostro portiere di sporcarsi la maglietta nuova. Quel torneo ci piazzammo a centro classifica .



L'avvento del Mister

Continuando la storia del Nuovo Nomentano, vorrei ricordare un personaggio, che non ho menzionato nel racconto precedente.
Il personaggio in questione si chiamava Luigi Carciofi, la sua particolarità era quella di sparire sotto i cappotti di tutti per non essere visto dalla madre, che non voleva che giocasse a pallone, perché diceva che era malato. era tanto ammalato che a 18 anni si arruolo' in marina .
Correva l'anno 1973, il Campidano si unì con una squadra di piazza Winkelman e si accingeva a partecipare al campionato uisp juniores.
L'allenatore era Corapi, questa squadra era molto forte. Praticava il fuorigioco in maniera perfetta, il campo di gioco era il Monti Tiburtini. Mi ricordo il custode del campo, che poi era anche il proprietario, per il suo modo di fare le righe del campo e l'area del calcio d'angolo. Le righe erano delle serpentine incredibili e il calcio d'angolo era talmente grande che se cadevi dentro era rigore.
A questo punto entra in scena il Mister Romani, che allenava un gruppo di ragazzi sempre della zona, tra cui militava un certo Venturini Marco. Durante una partita tra le due squadre gli venne l'idea di prendere alcuni giocatori dell'una e dell'altra squadra per formare quella squadra che oggi tutti conoscete.
Questa squadra iniziò il suo cammino disputando il campionato amatoriale uisp con il nome di F.lli Romani.
In questo pseudo squadrone militavano: Venturini, Leonardi, Scarpetti, Giustini Paolo detto Mucho, Cicconi Roberto, Zuccari Maurizio, Romani Giampiero, Romani Francesco, Romani Claudio, Battù, uno dei più forti attaccanti, Piccioni Nando, il banchista del bar di Claudio: la sua particolarità era che giocava in porta ed era alto o basso 150cm; c'era Fiorito Gino, uno che era lentissimo, ma aveva due piedi incredibili.
Ma a piazza Bologna c'era anche un'altra squadra in cui giocava il fratello di Claudio, Giustino. Una squadra di gente veramente forte, che vinceva molti tornei e campionati, ma che quando giocava contro di noi in amichevole spesso andava sotto e rosicavano da morire.


Quello che avete appena letto non sono balle. Labieno rimembra:

Caro Z., sforzerò le meningi e cercherò di tornare indietro di cent'anni quando il Nuovo Nomentano si chiamava ancora Campidano!
Io già c'ero , Claudio Diescimila (ma allora bastavano 1000) ancora stava a tostà il caffè e il perno della squadra era un certo Palletta!!!!
La formazione era la seguente: Mariani,Castaldi,Caravona,Leonardi,Giustini, Carioli,Labbbio,Zuccari,Balistreri,Cicconi,Pejo.
A disposizione il mitico Lancia che già era 'na pippa!
Allenatore Umberto Corapi.
Qui si sta parlando del 1970-71-72 parecchi di voi ancora cagavano nei pannoloni, e anche se non ci credete, Palletta era un ira diddio, un fenomeno! Poi partì per fare il militare e d'allora ingrasso' e fu un'altra storia!




Le origini di Moggi:

Nel 1997, con un abile colpo di mercato, Fabiodelicato mi ha strappato alla Roma e portato al Nuovo Nomentano, che allora si schierava in campo con, inizialmente, la divisa del Barcellona e poi con quella gialloverde, almeno finché aldo7panze, che giocava con il numero 100 (il dieci non gli abbastava) , non ha lacerato tutti i pantaloncini e i pedalini.
Mi presentai facendo fuori Labieno al primo allenamento, tanto per mettere in chiaro quale tipo deciso io fossi. Labieno si fece da parte e non giocò nemmeno una partita, in quella stagione.
Babbusciantimianalessandro fece il suo esordio, munito di una barba profetica e del cartellino falso del poveroNatali, nella trasferta apocalittica (per la pioggia e il risultato finale) di S.Severa, dove riuscì a farsi minacciare di morte dall'allenatore avversario.
Lo scorso anno l'ho zompato tutto, a parte le prime due giornate, e i risultati si sono visti, tantevvero che qualcuno, tra Pietroexportiereexcompagnoexamico e antifimiangniminm, ha organizzato l'evasione di Piggi Diodati per schierarlo in difesa.
Fabiodelicato ha portato pure suo fratello Poppidelicato, dinamico esterno sinistro, meglio dell'evanescente Ermandolino (che gioca solo perché si sbrodola di frasi affettuose nei confronti di squadra e dirigenza), che dopo un paio di giornate ha pensato bene di lesionarsi per sempre il ginocchio giocando a subbuteo. Tanto per rimanere in tema: fabiodelicato ha sulla coscienza anche Claudiobarlocco, il nostro "rompeador de defensas".
Parlando di attaccanti e della loro penuria: non posso non provare nostalgia per la meteora Cico, famoso per i calcidangolo terra-terra, che arrivava alla partita con la busta di plastica con le scarpe dentro (quando se le ricordava) e che, se ben ricordo, ha segnato un solo gol in tutto il 97/98. Chi lo portò?
E chi ha fatto espatriare il nostro mecenate venezuelano, invogliandolo ad investire in una promettente squadra di calcio come la nostra?
E il poveroChicco, attaccante che non segnava nemmeno in allenamento, quando giocavamo con i portierivolanti e ogni tre corner è rigore?
Chi sa qualcosa, parli.


L'autorevole voce di Zappa:

Io ovviamente sono stato portato da Venturini, che a tutt'oggi si assume la responsabilità delle mie prestazioni. Labieno a mia memoria c'è sempre stato, anche se si è concesso delle pause a volte lunghe 2 o 3 anni. Natali è stato portato alla tenera età di 20 anni da Fabio Abate, sconosciuto ai più, ma pilastro della vecchia squadra insieme al giovane "Vecio" Venturini.
Natali ha poi portato "Er Roscio" , tristemente famoso per essersi fatto rompere il naso in una delle sue poche e sporadiche apparizioni ufficiali, reo solamente di essere stato il primo naso alla portata del folle portiere avversario. Ogni tanto lo si ricorda tutti insieme con il canto "Roscio, roscio roscio, vaffanculo, vaffanculo".
Io ho portato Farioli, altro personaggio inconfondibile, nello stile e nell'abbigliamento, portiere per tanti lunghi anni, fino a che, sentendosi tradito per l'ingaggio di Pietro Sereni Inesi, trovava una collocazione di ripiego al Valdurz. Da Farioli vengono poi: Giorgio Rinaldi, Giovanni lo spagnolo, Dante Pietro o Pietro Dante (oggi latitante), ma soprattutto l'impareggiabile Gianluca Fochesato, le cui azioni scoordinate ci mancano tanto e del quale ci auguriamo un immediato ritorno. Da Fochesato arriva (ahimè) Fabio Delicato che poi porterà Francesco Moggi, poeta della squadra.
Aldo Settepanze, Massimino, Fabio Marras provengono, se la memoria non m'inganna, da Fernando Areni, fratello maggiore cattivo di Pino Areni, terzino sinistro di belle speranze, che quando si è fidanzato ha lasciato il calcio (pare che si giri anche dall'altra parte quando passa davanti all'Olimpico).
Non mi è chiaro l'arrivo del gruppo Babusci, Inesi, Diodati e chiedo a loro una spiegazione seria del percome ma soprattutto del perchè sono venuti a giocare con noi.
Non mi ricordo nemmeno come è venuto VRicciardi (male...), ma forse ce lo saprà spiegare meglio lui se ogni tanto si degnasse di scrivere.
Io ho portato la famiglia Sera, così simpatici, così diversi, che sembrano padre e figlio e invece sono fratelli.
Di qualcuno non mi ricordo e quindi vi invito tutti a completare la mia sommaria ricostruzione, magari ricordando anche qualche personaggio del passato che ha contribuito a fare di questa squadra una leggenda. (Ezio, Pasquale, Bensaid, Mattoni, Poppi, Lullo, Muratori, Pietrini, Positivo, Negativo, Achille, Landi, Mauro, Schizzo, Gegio, Lino, Artistico (fratello del più fortunato attaccante del Torino), Bruno Iacoponi e tanti altri)


Fabio racconta:

Quando eravamo una squadra, nessuna diceva "siamo tutti una manica di pippe".
Quando eravamo una squadra, Pietro, finita la partita, veniva in birreria ad ubriacarsi con noi altri invece di andare a danzare il flamenco con le spagnole del progetto Erasmus.
Quando eravamo una squadra, Fernando Areni minacciava gli arbitri fino a farsi espellere.
Quando eravamo una squadra, beccavamo otto pappine, ma c'era sempre un colpevole.
Quando eravamo una squadra, nessuna studiava a San Marino per vendersi i compagni.
Quando eravamo una squadra, c'era gente come Chicco che chiedeva scusa, se sbagliava un appoggio e che ringraziava, se riceveva un passaggio.
Quando eravamo una squadra, il chinotto costava 1000 lire.
Ma per fortuna, ci sono ancora gli anziani che sanno che:
tanto la vittoria tempra il carattere, quanto la sconfitta cementa lo spirito di gruppo.

...e per cementare il legame della la squadra, i premurosi anziani del Nuovo Nomentano, dopo la batosta ingloriosa di giovedì sera, hanno fatto quadrato! A fine gara ci siamo fatti la doccia; ci siamo seduti sulla panca, fra pedalini puzzolenti, bottiglie di acqua e asciugamani, abbiamo poggiato i piedi scalzi sopra un giornale vecchio per non sporcarci e ascoltato le leggende delle stagioni antiche.
Ma proprio antiche.
Prima ancora di Aldo pesante appena sessanta chili che vinceva i titoli di capocannoniere con trenta gol.
Quelli di giovedì sera sono stai racconti di anni di gloria, dai quali emergevano calciatori eroici e dai quali racconti si forgia oggi il fisico e lo spirito di noi calciatori moderni.

Gli anziani lo sanno.
I capelli bianchi o l'assenza di capelli danno saggezza, vero palletta?....eh, labio?.

Siamo tornati indietro di cinquant'anni almeno, quando non c'era la televisione ed i vecchi del paese raccontavano le storie nelle osterie.
Si, d'accordo, lo spogliatoio non è un'osteria, ma noi messi seduti a chiappe nude, in silenzio, col cappuccio dell'accappatoio a nascondere il muso ingrugnato per la batosta, sembravamo quei giovinastri imberbi da educare, e che sempre e comunque hanno bisogno degli anziani per capire che la vita, come metafora del calcio, è un pappone di cose belle e cose brutte.

E così scoprimmo che il NN si chiamava Campidanese (pianura sarda di piccola estensione sulla quale prospera la tranquilla città di Oristano, nonché Piazza nei paraggi di Via Tiburtina nella quale si distinguevano per velocità i vari pallette e labieni) che poi diventò Floreale (perché gestita da qualche fioraio?) e che regalava garofani (i fiori dei morti) agli avversari prima delle partite (ogni fiore regalato, un goal subito dalla Floreale); e poi l'incontro con il mister romani, che a quei tempi aveva una squadra tutta sua, di nome ROMANI, e l'acquisto da parte di quest'ultimo dei migliori calciatori figli dei fiori.

A confermare la veridicità degli episodi narrati, una foto a colori, ingiallita dal tempo, 12 x 4, con un palletta pischellaccio, in maglietta aderente ed attillata a strisce orizzontali, col pacchetto di marlboro incastrato fra la manica della maglietta e l'esagerato bicipite, con capello riccio e banana sulla fronte, in sella ad un vespino special 50 color carta da zucchero. Era così bravo e famoso, che le sue ammiratrici gli imponevano "i palmi delle mano", bagnate di vernice, sulla scocca del vespino, tipo marilin monroe.




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